Pubblicato il: sab, Set 19th, 2015

“Gradi di libertà: dove e come nasce la nostra possibilità di essere liberi”

L’arte diventa il promemoria di libertà!

 

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Dal 18 settembre è possibile vedere l’esposizione d’arte e scienza al Mambo di Bologna.  Il progetto di Giovanni Carrada e Cristiana Perrella è stato ideato e prodotto dalla Fondazione Golinelli, si chiama “Gradi di libertà: dove e come nasce la nostra possibilità di essere liberi”. Una mostra ricca di spunti per un’importante riflessione sulla libertà: Siamo realmente liberi? O siamo prigionieri di varie  realtà?

Risposte – Possiamo trovare le risposte a questi quesiti in una scelta accurata di opere, molte delle quali si concentrano su l’adolescenza, un periodo fondamentale, una fase di transizione e di cambiamento in cui impariamo ad essere liberi! Lo testimoniano le opere di fotografia di Ryan McGinley, i suoi scatti catturano quel senso di estasi, sfida e di libertà di ragazzi quando si trovano a contatto con degli scenari naturali.

Ryan Trecartin, un film-maker statunitense, però ci racconta cosa succede quando degli scatti così entrano a contatto con il mondo digitale, nel video “Tommy-Chat, Just E-mailed Me” dove tre giovani tra mezzi di comunicazione digitale comunicano fra di loro il tutto in un corto circuito allucinante.

Programma – La mostra si apre con uno dei documenti dell’Archivio di Stato: il Liber Paradisus, in cui è presente il testo di legge emesso nel 1257 dal Comune di Bologna con cui si proclamò l’abolizione della schiavitù e la liberazione dei servi della gleba.

“Die Gedanken sind frei” (“I pensieri sono liberi”) un altro momento importante della mostra si concentrerà sulla musica e sull’installazione di Susan Hiller: con un juke box i visitatori hanno a disposizione più di 100 canzoni popolari, che hanno come argomento l’espressione di una libertà personale, di consapevolezza e autodeterminazione sociale e politica.

Alla mostra partecipa anche Dr. Lakra con un murales che si incentra su immagini legate e superstizioni, culti religiosi, simboli esoterici, di diverse culture.  Singolare è l’opera di Taiwan Tehching Hsieh, che per un anno si è imposto di timbrare un cartellino ogni ora: questa testimonia la scelta di privarsi per volontà propria della libertà e allo stesso tempo racconta una forma estrema di libertà.

Il video di Cao Fei, invece, si concentra sul mondo del lavoro e le privazioni che comporta, raccontando un mondo standardizzato come quello di una fabbrica di lampadine, in cui non c’è spazio per la creatività!

Ultimo non per importanza, è il progetto di Pietro Ruffo intitolato “I traditori della libertà”, che trae spunto dagli studi di Isaiah Berlin che definì filosfi come Hegel, Saint Simon, Helvetius, Fichte e De Maistre come traditori. I volti di questi “traditori” sono ritratti a matita su delle tele di carta e sono circondati da intagli a forma di libellule. Le teste di questi pensatori sono ricoperte di  insetti liberi: uno spunto per la meditazione sui gradi di libertà, e su come sia evoluta nel tempo.

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