Crisi Venezuela, Maduro ammette gli errori del modello socialista e Caracas resta al buio

Il regime “chavista” di Nicolas Maduro in Venezuela inizia ad ammettere che il modello socialista non funziona, ma le misure studiate per combattere la crisi devastante appaiono ridicole.

Intervenendo a una riunione di partito, il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, avrebbe usato parole molto dure contro il suo stesso partito socialista, fondato da Hugo Chavez, l’ex comandante in capo deceduto nel 2013. Ai suoi compagni, avrebbe ammesso che il modello di produzione a cui Caracas si è ispirato si è rivelato sbagliato e ha invitato i dirigenti “chavisti” a smetterla con il piagnisteo e a fare del paese una potenza economica, in presenza o meno di aggressioni esterni o di sanzioni (Forbes).

E’ la prima volta che la stampa internazionale riporta una quasi ammissione di colpa da parte del massimo rappresentante del governo venezuelano, il quale formalmente continua a negare che il Venezuela sia in crisi, limitandosi ad accusare gli USA di ordire una “guerra imperialista” ai danni della propria economia per combattere il socialismo.

Venezuela verso inflazione al 1.000.000% e per un kg di carne servono 2 stipendi e mezzo

La realtà si fa ogni giorno più drammatica. Martedì, l’80% della capitale è rimasto al buio per diverse ore, a seguito di un blackout, che il governo addebita alle piogge battenti, ma che sarebbe l’ennesima conseguenza della carenza generalizzata di offerta di beni e servizi nello stato andino. Anni di sotto-investimenti nel comparto petrolifero e le scarse riserve valutarie di cui dispone la banca centrale non consentono a Caracas di produrre a livelli lontanamente sufficienti per soddisfare la domanda, né di importare beni a loro volta necessari alla produzione. Si stima che gli impianti delle imprese starebbero funzionando al 30% della loro capacità.

Bolivar, petrolio e tante fame

Dal prossimo 20 agosto, verrà emesso il “bolivar sovrano”, in sostituzione del bolivar “fuerte” dell’ultimo decennio, fonte della devastante crisi economica e dell’iperinflazione in corso. Il Fondo Monetario Internazionale prevede che l’inflazione schizzerà al milione percento entro la fine dell’anno, mentre il pil dovrebbe crollare di un altro 18%. Paradossalmente, nonostante i prezzi siano esplosi per l’eccesso di moneta in circolazione, adesso se ne trova in giro pochissima e i prelievi ai bancomat non riescono a tenere il passo con la liquidità necessaria per fare acquisti.

Al mercato nero, un dollaro viene scambiato contro 3,6 milioni di bolivares, quasi quanto all’intero salario minimo mensile fissato per legge. Fino a pochi mesi fa, il cambio ufficiale si attestava a un irrealistico 10:1. Le nuove banconote del bolivar sovrano conterranno 5 zeri in meno di oggi, nel disperato tentativo di arrestare la corsa sfrenata dei prezzi, puntando sul meccanismo psicologico.

E per risollevare le sorti delle riserve valutarie, il governo ha affidato alla banca centrale un giacimento di petrolio dell’area di Orinoco, che disporrebbe di 29 milioni di barili nel sottosuolo. Sul piano pratico, nulla dovrebbe cambiare, visto che già oggi la compagnia petrolifera statale PDVSA viene utilizzata come bancomat per finanziare le spese dello stato e per far fluire dollari all’economia nazionale, attraverso l’istituto.

Nei piani di Maduro, entro il 2025 Caracas dovrebbe estrarre 6 milioni di barili al giorno, ma la realtà appare ben diversa. Al momento, la produzione domestica quotidiana si sta avvicinando pericolosamente al milione di barili, in caduta libera rispetto ai quasi 3 degli ultimi anni di Chavez al governo. Il petrolio rappresenta il 96% della valuta pesante in ingresso nel paese. Il Venezuela possiede le maggiori riserve petrolifere al mondo, con ENI a stimarle in 302 miliardi di barili, circa 10 volte in più dell’America.

Eppure, l’incapacità del modello socialista di sfruttare al meglio le immense risorse naturali ha trasformato l’economia un tempo tra le più ricche al mondo in un paese malfamato, dove gran parte della popolazione non riesce a mangiare più di una volta al giorno e i docenti lamentano disturbi di attenzione per i bambini, a causa del frequente ingresso a scuola a stomaco vuoto.

Fonte: https://www.investireoggi.it/economia/crisi-venezuela-maduro-ammette-nostro-modello-sbagliato-e-caracas-resta-al-buio/

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