Venerdì 10 gennaio è uscito su tutte le piattaforme digitali “Maglioni”, il nuovo singolo di Mattia Algieri, distribuito da Tunecore e prodotto da Veronica Gori. Per l’occasione abbiamo fatto due chiacchiere con il cantante che ci ha raccontato il senso di questo brano e spiegato i suoi progetti futuri.
“Maglioni” è il tuo secondo singolo, ci spieghi come è nato e che messaggio vorresti far passare con questo brano?
“Maglioni nasce un po’ di anni fa, nel 2017, quando sento il bisogno di sfogare un po’ di rabbia su un foglio bianco circa un periodo della mia vita un po’ delicato fatto di tanti cambiamenti, zero certezze e la voglia di andare a prendermi un piccolo spazio nel mondo. Nonostante il periodo di disgregazione che stava attraversando la mia famiglia, parto all’inseguimento dei miei sogni e alla ricerca di me stesso indossando metaforicamente i miei “Maglioni”, che non sono altro che quell’insieme di valori, insegnamenti, ma anche di costrutti che mi sono stati trasmessi dal contesto in cui sono cresciuto.
In “Maglioni” vado un pò contro questi costrutti, offrendo per esempio un’immagine di me come uomo fragile, non per forza forte, che avrebbe avuto bisogno, a quel tempo, anche solo di un abbraccio avvolgente e rassicurante. O ancora il chiedere “scusa” in modo abbastanza ironico a mio papà per non avere mai avuto un’aspirazione di carriera calcistica.
“Maglioni” è un pò la storia che ognuno di noi indossa e porta in giro. Io mi sono preso del tempo per rivisitare la mia e capirla un po’ più a fondo.”
E’ terminato da poco il Winter Tour di Laura Pausini nel quale tu hai partecipato come uno dei coristi. Ci racconti qualcosa di questa esperienza?
“Sì, esatto! Ho preso parte alle date di Londra e a quelle italiane della reprise del tour. Come dico spesso, non è semplice riuscire a racchiudere in poche parole cos’è significato per me poter vivere un’esperienza di tale importanza. Ne sono uscito diverso, cresciuto da un punto di vista professionale e arricchito sotto un punto di vista umano.
Essermi esibito per così tante date mi ha permesso di prendere sempre più consapevolezza del mio strumento voce, da buon perfezionista quale sono. Mi sento profondamente grato. Ho avuto la possibilità di far combaciare due delle mie più grandi passioni: i viaggi e il canto. Mi sembrava di essere in un film quando mi svegliavo la mattina e mi rendevo conto che magari il giorno prima mi trovavo da tutt’altra parte. Questo aspetto del lavoro mi piace moltissimo, lo trovo molto stimolante.”
Quali sono, se li hai, i tuoi riferimenti musicali?
“Sono cresciuto a pane e pop italiano e internazionale, con programmi tipo “Top of the Pops” e “Mtv”.
Artist* come Tiziano Ferro, Laura Pausini, Giorgia, Whitney Houston e tant* altr* hanno accompagnato la mia intera crescita.
Ho poi diverse canzoni che mi legano a momenti molto belli e significativi della mia vita di artist* ancora divers*.
Non è semplice riuscire a individuare dei veri e propri riferimenti.
Poi grazie agli studi mi sono avvicinato anche ad altri generi musicali come il jazz e la musica classica, seppur per un periodo di tempo relativamente breve. Mi piace anche molto scoprire nuov* artist*, l’estate scorsa per esempio mentre lavoravo in campeggio chiedevo a tutti i clienti che entravano in negozio almeno 3 canzoni da ascoltare del loro paese di origine. Sono venute fuori cose molto interessanti.”
Due momenti cruciali della tua vita sono sicuramente la separazione dei tuoi genitori e il trasferimento a Milano. Hanno influenzato il tuo percorso artistico e la tua musica?
“Certamente! Sono avvenuti in contemporanea, cioè mentre io partivo per Milano, mio papà lasciava casa. Avevo il cuore a pezzi perché sapevo mia madre a casa letteralmente da sola, ma dovevo andare.
Era la cosa giusta da fare. Non è stato semplice, però poi ho usato il dolore per scrivere delle canzoni, quindi ne ho ricavato anche qualcosa di buono. Penso che se non mi fossi trasferito a Milano sarebbe andata sicuramente in modo diverso e forse non avrei potuto vivere tutto quello che poi mi è capitato e che penso anche di essermi guadagnato. Per questo mi sento di dirmi “bravo”, per non aver mai mollato e aver avuto il coraggio di sognare sempre in grande.”
Cosa ti aspetti da questo 2025 a livello lavorativo?
“In questo momento della mia vita non penso troppo al futuro, seguo un po’ il flow. Sicuramente avrò un’occhio di riguardo per la mia musica, perché per troppo tempo l’ho tenuta nel cassetto, ma spero anche di poter fare ancora esperienze lavorative come corista. Ciò che mi auguro sicuramente è che possa essere un anno soddisfacente e pieno di live, come quello appena trascorso.”