giulia de lellis regali priscilla

Negli ultimi giorni, c’è stato uno degli attacchi social più infuocati nei confronti di Giulia De Lellis: “Anni che mostri la tua vita, ora incinta vuoi intimità?”, è uno dei commenti che ha fatto più rumore. L’influencer, che ha da poco annunciato di aspettare la sua prima figlia con Tony Effe, è finita di nuovo nel mirino a causa del modo in cui condivide momenti della sua vita privata. Alcune persone le imputano un comportamento “contraddittorio”: pubblica foto, storie, dettagli personali, eppure ora che vive la gravidanza sente il bisogno di più spazio, di più riserbo.

Dietro queste critiche si nasconde però una questione più sottile: cosa significa, per chi è costantemente sotto i riflettori, sentirsi intima quando tutto è documentato? E soprattutto, chi decide che cosa entra nel privato e cosa no?

La rabbia di Giulia Salemi

Non passata inosservata all’opinione pubblica, Giulia De Lellis ha scelto di mettere dei paletti. Pur essendo consapevole del suo ruolo da personaggio pubblico, ha ribadito che non tutto va condiviso: “Scelgo sempre e comunque io cosa condividere ma chi per me. E se non riuscite a capire questo, chi ha un problema siete voi”, ha commentato con fermezza.

Ha sottolineato anche che la sua gravidanza è un evento speciale: è felice di condividerne alcuni aspetti – la gioia, l’attesa, i momenti belli – ma non intende far diventare ogni passo oggetto di speculazione. E soprattutto, non accetta che altri decidano per lei quando è il momento di parlare, di mostrare, di restare in silenzio.

A far traboccare il vaso sono state però le fake news. Qualcuno ha annunciato che sua figlia fosse già nata, altri hanno addirittura diffuso immagini di neonati non suoi. Giulia De Lellis non ha esitato a definire tali comportamenti “violenza mediatica”. Ha parlato di “ossessione”, di “follia”, di un’invasione ingiusta di uno spazio che dovrebbe restare sacro: la gravidanza. Ha chiesto rispetto, non solo per sé, ma per chi – donne, madri – subisce ogni giorno aggressioni gratuite attraverso le indiscrezioni.

Nel suo lungo sfogo ha sottolineato che reperire dettagli sul suo parto – tipo di parto, date, modalità – da persone che non sanno nulla è semplicemente inaccettabile. Eppure accade continuamente: giornalisti o “curiosi” che annunciano, ipotizzano, inventano. Perché? Perché “fare notizia” spesso significa superare il limite del consentito.

Dal pubblico al privato: chi ha diritto di decidere?

Il nodo di tutta questa vicenda è la chiusura di un confine tra ciò che è pubblico e ciò che è personale. Giulia De Lellis afferma: io decido quando, come, se rendere pubblici certi dettagli. Non sono solo un personaggio mediatico, ma una persona con sensibilità, emozioni e limiti. Questo significa che anche nel momento più esposto – la gravidanza – resta il diritto a scegliere il silenzio.

In un mondo in cui l’oversharing è quasi premio sociale, in cui le piattaforme premiano visibilità sopra ogni cosa, la sua posizione è chiara: non è incoerenza chiedere privacy solo perché si è sempre condiviso, ma è coerente riconoscere che alcune parti restano sacre, personali. E chi attacca immagina che il personaggio pubblico debba essere sempre disponibile, sempre trasparente, sempre sotto i riflettori. Ma la realtà è che anche sotto i riflettori si ha il diritto di restare nascosti, qualcuno volta per volta.