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Nell’estate del 2010 Emma Watson si presentò in pubblico con un pixie cut dopo anni di capelli lunghi, e la stampa internazionale reagì con un entusiasmo quasi unanime.

Tre anni più tardi Jennifer Lawrence fece una scelta simile, capelli cortissimi al posto di una chioma folta, e il dibattito si spaccò in due. Stesso taglio, in sostanza. Reazioni opposte.

Nel 2015 accadde qualcosa di analogo con la frangia di Kate Middleton, ribattezzata dai tabloid britannici con un soprannome che è rimasto negli archivi per settimane. Anche lì, discussione accesa.

E anche lì, pochissimi commenti che provassero a spiegare il perché.

Noi crediamo che il perché esista, e che non abbia niente a che vedere con il gusto personale di chi guarda.

Il giudizio estetico spiega poco, la struttura del viso spiega molto

Quando un cambio look viene accolto male, il commento più diffuso è che “non le sta bene”. È una formula che chiude il discorso invece di aprirlo.

Un taglio corto sposta l’attenzione verso la parte alta del volto, riduce il volume ai lati, allunga otticamente il collo e mette in primo piano la linea della mascella e la fronte. Se quelle zone hanno già di per sé un peso visivo importante, il taglio lo amplifica. Se invece il volume laterale mancava, lo stesso taglio riequilibra.

Non stiamo parlando di difetti. Stiamo parlando di rapporti tra misure. Una scelta può risultare poco funzionale alle proporzioni di un viso e perfettamente funzionale a un altro, senza che nessuno dei due sia migliore.

Il punto interessante è che questi rapporti non seguono un modello unico. Uno studio pubblicato nel 2021 sull’Aesthetic Surgery Journal ha rianalizzato i dati grezzi di 24 ricerche antropometriche raccolte su quasi tutti i continenti, verificando quanto i volti reali rispettino i canoni neoclassici e il rapporto aureo.

La conclusione degli autori è netta: nessun gruppo per etnia e genere si avvicina in modo coerente all’ideale, e l’utilità pratica di quei canoni oggi è limitata. Tradotto: il viso “perfetto” statisticamente non esiste, e usarlo come metro produce solo errori.

Ecco perché due donne che scelgono lo stesso taglio ottengono due risultati diversi. Non stanno partendo dallo stesso punto.

Come si misura davvero un viso

Qui arriva la parte che in genere resta fuori dagli articoli di costume. L’analisi della forma del viso è una procedura di rilevazione, non un’impressione.

Si fa con un metro da sarta, con i capelli tirati indietro e il viso completamente scoperto, guardando la persona di fronte e di profilo.

Le misure che contano sono poche e precise:

  • l’altezza totale, dall’attaccatura dei capelli al punto più basso del mento;
  • la larghezza della fronte, quella degli zigomi e quella della mascella, confrontate tra loro;
  • la linea del profilo, che dice quanto il volto è sporgente o piatto nelle sue zone centrali;
  • la natura delle linee prevalenti, curve o angolari, che determina quanto un taglio netto verrà percepito come coerente;
  • le asimmetrie, che ci sono sempre e che vanno registrate perché condizionano la riga e la caduta.

Su questi dati il volto viene diviso idealmente in tre fasce verticali e cinque sezioni orizzontali. Quando le fasce risultano equivalenti si parla di forma ovale, che nella consulenza di immagine funziona da riferimento di lettura e non da traguardo. Da lì si arriva alle altre categorie: tondo, quadrato, oblungo, a cuore, a diamante, triangolo e triangolo invertito. Chi lavora sul metodo lo descrive in modo dettagliato.

La procedura completa, misure comprese, è documentata dalla consulente di immagine Lucrezia Canossa alla pagina www.artiziastyle.com/facial-shape-come-si-effettua-lanalisi-del-viso/, che riporta anche le corrispondenze tra ciascuna forma del volto e le lunghezze.

Vale la pena chiarire un punto. Nessuno di questi dati si ricava da un test online. I questionari che chiedono di scegliere fra otto disegni stilizzati saltano proprio la parte che produce il risultato, cioè la misurazione.

Una fronte che sembra ampia allo specchio può risultare, metro alla mano, identica alla mascella. È esattamente l’errore che porta al taglio sbagliato.

Cosa cambia per chi legge, fuori dai red carpet

Le celebrità hanno hair stylist che quelle proporzioni le conoscono, e infatti nella maggior parte dei casi il risultato regge. I casi discussi sono l’eccezione, spesso legata a un ruolo cinematografico o a una campagna pubblicitaria con esigenze proprie.

Fuori da quel contesto, il problema si presenta in una forma molto più comune: si porta dal parrucchiere la fotografia di un’attrice e si chiede quel taglio. Il parrucchiere lo esegue. Il taglio è tecnicamente ineccepibile. Il risultato non convince, e nessuno riesce a dire perché.

Il nostro consiglio è di ribaltare l’ordine delle domande. Prima di scegliere la lunghezza, verificate dove si concentra il volume del vostro viso e quale zona il taglio andrà a scoprire. Una frangia piena accorcia la fascia superiore.

Un caschetto che finisce all’altezza della mascella ne rimarca la linea. I capelli lunghi lisci allungano ulteriormente un volto già sviluppato in verticale.

Sono conseguenze meccaniche, prevedibili prima di sedersi sulla poltrona.

Le stesse misure vengono usate anche per la montatura degli occhiali e per la scelta delle scollature, perché il principio non cambia: si tratta sempre di capire dove l’occhio di chi guarda si ferma.

Se volete provare da sole, servono uno specchio, un metro da sarta flessibile, i capelli raccolti e una fotografia frontale scattata da qualcun altro a distanza di un paio di metri, senza sorriso e senza inclinazione della testa. Annotate le tre larghezze e l’altezza totale. Sono quattro numeri, e sono l’unica base seria da cui partire.